L’arbitro di Aldrovandi al Pedrazzoli – 23 maggio ore 19

Ecco il prossimo appuntamento di 𝗙𝗔𝗕𝗕𝗥𝗜𝗖𝗢 𝗧𝗘𝗔𝗧𝗥𝗢 𝟮𝟬.𝟮𝟭: uno sguardo contemporaneo sulla nostra Repubblica. 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝟮𝟯 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟵 

𝗡𝗘𝗦𝗦𝗨𝗡𝗔 𝗣𝗜𝗘𝗧𝗔̀ 𝗣𝗘𝗥 𝗟’𝗔𝗥𝗕𝗜𝗧𝗥𝗢

di Emanuele Aldrovandi con Filippo Bedeschi, Luca Mammoli, Federica Ombrato, Alessandro Vezzaniregia Marco Oscar Maccieri e Angela Ruozziproduzione Centro Teatrale MaMiMò “Forse fra duecento anni i posteri guarderanno al passato e diranno che noi un’ideologia l’avevamo. Vedranno la legge che governava il nostro mondo, vedranno lo spirito della nostra epoca. E come lo chiameranno?” Una serata al Teatro Comunale Pedrazzoli si può fare: abbiamo deciso di aprire il Teatro per sostenere i lavoratori dello spettacolo, vi aspettiamo! 💛 🔶 Per l’acquisto dei biglietti la biglietteria del teatro sarà aperta ogni sabato dalle 10 alle 12 e da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo 🔸Per info e prenotazioni: 0522/667062 oppure info@teatropedrazzoli.com SINOSSI
Una famiglia che vive per il basket. Una società post-ideologica, in cui sembra non riusciamo più a scegliere in base a principi di valore. Eppure scelte ne compiamo e continuamente. Ma in funzione di cosa? Giuseppe: storico, ricercatore universitario, mille euro al mese. Sta preparando un discorso per la celebrazione del 2 giugno, anniversario della Repubblica italiana, ma difficilmente riuscirà a scriverlo. Moglie: in dolce attesa, sarà licenziata non appena il suo datore di lavoro se ne accorgerà. Incoraggia il marito a scrivere il discorso convinta che sia un modo per avere successo e far quadrare i bilanci familiari. Figlio: disoccupato, a rischio neet, gioca a basket e ha dei seri problemi di gestione della propria collera. Arbitro: come hobby dirige partite di basket, di mestiere fa colloqui di lavoro. Una partita rissosa, un fallo non fischiato e un braccio rotto. Attorno alla figura dell’arbitro la triade dei protagonisti si allea, si accalora, collabora, si accanisce trasformando le situazioni conflittuali in conflitti di natura etica ed esistenziale. La questione “Arbitro” diventa strumento per sviluppare sulla scena, attraverso il meccanismo dello straniamento e il dialogo diretto con il pubblico, temi civili quali individualismo/bene comune, potere/anarchia, legge/libertà, idealismo/utilitarismo. E diventa occasione per Giuseppe per vedere “da fuori” la società in cui vive nel tentativo di cogliere una prospettiva storica all’interno del suo tempo, per riuscire a narrarlo. “E poi siamo sicuri che il nostro mondo sia davvero post-ideologico? Forse fra duecento anni i posteri guarderanno al passato e diranno che noi un’ideologia l’avevamo. Vedranno la legge che governava il nostro mondo, vedranno lo spirito della nostra epoca. E come lo chiameranno?” Tutto questo, passando da De Gasperi a Michael Jordan, da Togliatti a LeBron James…tra principi fondamentali e qualche tiro a canestro…

Dalle NOTE DI REGIA […]
La famiglia in scena, in assenza di un’immagine condivisa di futuro da consegnare “ai propri figli”, si “suicida” di un’abbondanza di conquiste personali. Ed è proprio l’arbitro, rappresentante della legge, a pagarne le spese. La vicenda famigliare e il problema “arbitro” diventa pretesto per sviluppare i conflitti etici: individualismo-collettività, potere-anarchia, potere-libertà, utilitarismo-bene comune, giusto-utile. Un percorso che ci sprona a interrogarci sulla natura del tempo presente e sulla necessità o meno di migliorarlo attraverso una visione condivisa di futuro.